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ASSOCIAZIONE PROGETTO PER LA
SCUOLA
FORUM DELLE ASSOCIAZIONI DISCIPLINARI
DELLA SCUOLA
Per la definizione di un glossario
minimo
in vista della stesura di norme
curricolari nazionali per discipline
· Premessa
Per elaborare ulteriormente il
contributo delle associazioni disciplinari alla stesura di norme curricolari
nazionali, è importante cercare di giungere alla definizione di un lessico
comune; l’efficacia del nostro contributo dipenderà anche dalla capacità di
chiamare le stesse cose con gli stessi nomi.
Ovviamente, dietro il lessico
comune dovrebbe esserci una concezione comune della forma che le norme
curricolari dovrebbero avere. Qui ci si rifà alla proposta già presentata in
vista della Giornata di studio dell’8.5.99: le norme curricolari per una disciplina
contengono:
- una definizione delle finalità
e della struttura della disciplina;
- la descrizione delle competenze
da raggiungere e da verificare al termine dei diversi cicli di studio (ed
eventualmente di segmenti più brevi).
· Finalità
Si intendono gli scopi che le
istituzioni (stato, sistema scolastico, istituto ecc.) si propongono attraverso
l’istruzione. Soggetto delle finalità è l’istituzione, soggetti delle
competenze sono gli allievi.
Ci sono finalità delle
discipline, intrinseche agli statuti disciplinari (perché si insegna
Fisica? che cosa si vuole ottenere?) e finalità formative generali di
tipo cognitivo e di tipo etico, relazionale ecc.
Finalità formative generali di
tipo cognitivo:
N.B.: l’esigenza di inserire questa
voce nelle norme curricolari disciplinari dipende da due ordini di
considerazioni:
- desideriamo che le istituzioni non si limitino a
enunciare finalità generalissime di tipo etico-politico, ma indichino quelle
cognitive; altrimenti si rischia che queste, lasciate a livelli meno
autorevoli, si riducano a un fatto tecnicistico, professionalizzante, di
indirizzo;
- per sostenere la centralità dei
curricoli disciplinari, bisogna che questi siano in grado di specificare come
contribuiscono al conseguimento di scopi più generali di educazione della
mente.
Queste finalità riguardano lo sviluppo di capacità
cognitive generali, operazioni mentali che l’istruzione può sviluppare: es.
generalizzare, astrarre, simbolizzare, compiere operazioni logiche ecc. (un
elenco - parziale e approssimativo - si trova nel documento del Forum
“Dimensioni trasversali”; un altro elenco, in larga parte coincidente nella
sostanza, si trova nel documento dell’APS inviato al Ministero nel dicembre
1999).
Queste capacità
cognitive sono probabilmente le acquisizioni più stabili a cui l’istruzione può
mirare; in generale, sono perseguite nell’insegnamento indirettamente, in
quanto incluse in operazioni su oggetti specifici; applicate in tale contesto,
si traducono in competenze verificabili sul singolo allievo. In altre parole,
nella scuola, è opportuno che le capacità siano valutate solo quando si
traducono in competenze, cioè in re.
Nota lessicale: la varietà terminologica del
dibattito corrente rischia di sovrapporre ambiti semantici diversi: per chiarezza
è opportuno distinguere rigorosamente il termine capacità dal termine competenza;
di conseguenza non è opportuno usare l’espressione “competenze generali”
perché la competenza astratta dal contesto è una capacità.
Finalità formative generali non
cognitive: si
traducono in attitudini che si desidera promuovere negli allievi (es..
autonomia, spirito critico, capacità di collaborare, tolleranza ecc.); il loro
raggiungimento, per ciò che compete alla scuola, dipende non tanto da ciò che
la scuola insegna, ma da ciò che la scuola è (clima e modi di lavoro,
democrazia e trasparenza, rapporti col territorio ecc.); su queste non si
valutano gli allievi, ma il funzionamento dell’istituzione (valutazione di
sistema, non quantitativa).
Nella presentazione delle finalità di una disciplina
si dovrebbe ovviamente includere il contributo che la disciplina può dare alle
finalità formative generali, cognitive e non cognitive. Dovrebbe comunque
risultare chiaro che le finalità sono criteri per valutare la qualità del processo
educativo (valutazione di sistema), mentre sulle competenze si valutano gli
esiti formativi del singolo.
· Struttura di una disciplina
La presentazione della struttura
dovrebbe descrivere i settori che interessano la materia (la disciplina
vista dal punto di vista della scuola), e individuare i suoi nuclei
fondanti.
C’è la tendenza a identificare
questi ultimi coi contenuti più importanti (i “saperi essenziali”, i “contenuti
minimi” ecc.). Sarebbe opportuno riservare invece a “nuclei fondanti” un’accezione
più generale e astratta, tale da caratterizzare la struttura, anche
epistemologica, delle discipline: concetti fondamentali che ricorrono in
vari luoghi di una disciplina e hanno perciò valore strutturante e generativo
di conoscenze. Fare esempi è un compito altamente tecnico, che richiede il
contributo di esperti disciplinari.
La padronanza dei
nuclei fondanti è lo scopo essenziale di un insegnamento disciplinare
(ovviamente la “padronanza” va intesa a livelli diversi di complessità e di
consapevolezza secondo i gradi e indirizzi di scuola). Essi devono essere
sottesi a tutta la progettazione curricolare, ma in certe fasi potrebbero non
essere oggetto di insegnamento diretto ed esplicito; comunque in una fase
avanzata si mira alla loro padronanza consapevole (consapevolezza
epistemologica), e a quel punto possono essere identificati con competenze.
Nota:
Si pone qui il problema di come conciliare la
modularizzazione della materia in segmenti certificabili con la costruzione
delle (macro)competenze, che abbisogna di tempi lunghi: si può ipotizzare
l’indicazione di gradi, di livelli….
· Competenze
Il
termine “competenza”, trasferito dall’ambito della vita e della formazione
professionale (da cui è stato mutuato) a quello della scuola, non può
conservare la pluralità di significati che ha nel primo, in cui coincide quasi
con professionalità”, è la risultante di un percorso non necessariamente
organico di formazione e assomma una dimensione cognitiva, pratica ed etica. E’
necessario prendere atto realisticamente che la scuola, se mira a costruire le
basi per una “competenza” in tale senso, resta comunque un ambiente
separato, che può interagire
limitatamente con le esperienze di lavoro (salvo percorsi specifici nel ciclo
secondario). Altrimenti si rischia di dare a “competenza” accezioni così ampie
da risultare vaghe e poco utili per la costruzione dei curricoli.
Proponiamo di definire
“competenza”, nell’istruzione, ciò che, in un contesto dato, si sa fare
(abilità) sulla base di un sapere (conoscenze), per raggiungere l’obiettivo
atteso e produrre conoscenza; è quindi la disposizione a scegliere, utilizzare
e padroneggiare le conoscenze, capacità e abilità idonee, in un contesto
determinato, per impostare e/o risolvere un problema dato.
Questa definizione tende
a superare la tradizionale separazione tra “sapere” e “saper fare”: gli scopi
dell’istruzione non si esprimono come liste di contenuti inerti (i programmi di
un tempo), ma in termini di operazioni da compiere, le quali si esercitano
comunque su contenuti che occorre conoscere.
C’è largo consenso sul fatto che
le norme curricolari dovrebbero indicare una serie di traguardi formativi, a
diversi livelli, espressi in termini di competenze, e che i certificati di
studio dovrebbero indicare le competenze acquisite; su questo si fonda la
possibilità che i percorsi formativi diventino flessibili e modulari. E’
importante, a questo scopo, che le competenze vengano definite in un modo tale
“che lasci sempre trasparire una strategia di verifica” (Vertecchi).
Non si tratta di tornare alle
liste di obiettivi intesi come “comportamenti osservabili”, dalla cui somma
dovrebbe risultare il traguardo formativo; ma di formulare competenze-obiettivo
pensando a quali tipi di prove potrebbero fungere da indicatori del loro
possesso.
Ciò che non è verificabile non
dovrebbe essere definito “competenza”. Sia chiaro che, a volte, ciò che non è valutabile può
essere proprio la parte più importante degli scopi educativi; ma la valutazione
e la certificazione devono saper riconoscere i propri limiti.
· Obiettivi
Il termine, caricato di pretese
tecniche, è diventato di difficile impiego.
Nel senso tecnico, possono essere definite “obiettivi” le prestazioni che si richiedono agli allievi
come indicatori (graduati) del possesso di competenze.
· Contenuti e conoscenze
I contenuti sono ciò su cui si esercitano le
competenze. In molti casi, di conseguenza, la loro indicazione è contenuta
nella formulazione delle competenze; in molti altri casi, si può scegliere tra
diversi contenuti come oggetto della stessa competenza. In generale, le
competenze da raggiungere dovrebbero essere indicate dalle norme nazionali,
mentre la scelta dei contenuti sarebbe lasciata all’autonomia delle scuole.
Resta aperto il problema se alcuni contenuti prioritari dovrebbero essere
richiesti in ogni caso, in alcune o in tutte le discipline, ma soprattutto in
quale relazione si pongano con le competenze e i nuclei fondanti delle
discipline.
Il termine “contenuti” potrebbe essere distinto da conoscenze
(che indicherebbe ciò che l’individuo acquisisce a livello teorico tramite
l’apprendimento) e da saperi (la forma codificata assunta storicamente
dalle conoscenze sociali). Sarà bene, in ogni caso, tener ferma la seguente
distinzione: i contenuti appartengono alla disciplina, le conoscenze
all’individuo.
(documento a cura della commissione ad hoc dell’Associazione
“Progetto per la scuola” – C.Castaldini, A. Colombo, R. D’Alfonso, R. Fiorini,
F.P. Franchi, M. Pinotti, C. Rinaldi, G. Zunica - riveduto dopo il Seminario
del Forum delle associazioni disciplinari della scuola, 21.2.2000).
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