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Forum delle associazioni disciplinari della scuola

“Indicazioni nazionali”  e “profili educativi”

pareri e commenti delle associazioni disciplinari sui documenti ministeriali per il primo ciclo dell’istruzione

 Bologna novembre 2003

***

SCIENZE

 

AIF - Associazione per l' Insegnamento della Fisica
ANISN - Associazione Nazionale Insegnanti di Scienze Naturali
SCI-DD - Società Chimica Italiana - Divisione di  Didattica Chimica
 
Parere al Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca
 
Le tre associazioni, sulla base di una consolidata esperienza di collaborazione, hanno inviato al Ministro tre pareri distinti, ma con una premessa comune che qui viene riprodotta una sola volta all’inizio. Nella lettera di trasmissione del parere le associazioni sottolineano che le osservazioni «non possono che essere schematiche vista l’urgenza da Lei evidenziata ed il tempo concesso a cavallo delle festività pasquali».
 
Premessa comune alle tre associazioni

Le Associazioni, accreditate presso il MIUR, di docenti delle discipline scientifiche sperimentali AIF (per la Fisica), ANISN (per le Scienze Naturali) e DD - SCI (per la Chimica) hanno avuto negli ultimi anni diverse occasioni di incontro e collaborazione dalle quali è emersa l’opportunità di costituire un fronte comune di studi e proposte per la promozione della  formazione scientifica nella scuola.
Le tre Associazioni hanno perciò dato vita ad un dibattito interno sfociato nella costituzione di una commissione mista sui problemi della didattica nel settore delle Scienze Sperimentali di base che ha portato alla formulazione condivisa di un quadro di riferimento inderogabile (in base a lunga esperienza) per un curricolo di scienze sperimentali nel primo ciclo d’istruzione che possa risultare didatticamente e culturalmente efficace.
 
A) Principi generali di progettazione, organizzazione e messa in atto del curricolo:
-     forte continuità verticale in tutto il primo ciclo, in particolare nelle sue articolazioni;
-     forte continuità-integrazione trasversale, sia fra le stesse discipline di area scientifica, sia con le altre discipline;
-    trasparente rilevanza culturale e sociale, nei contenuti e nelle metodologie;
-     priorità di senso e significato per l’allievo nelle esperienze di apprendimento.
 
B) In particolare, aspetti caratterizzanti (in ordine non gerarchico) dell’insegnamento e dell’apprendimento scientifico (i/a s):
-      approccio fenomenologico alla costruzione di conoscenza, con metodologia operativa.;
-      coinvolgimento determinante dell’esperienza concreta nelle situazioni di (i/a s), strutturate e   non: in laboratorio, sul campo, in classe, nell’ambiente, nella tecnologia;
-        coinvolgimento determinante dei diversi linguaggi (gestuale, orale, scritto, iconico, formale, …) sia nella prima costruzione di conoscenza che nella sua organizzazione progressiva;
-    riferimento e raccordo significativo con le radici dell’esperienza e della conoscenza quotidiana;
-      scomposizione-disintreccio  dei fenomeni osservati secondo i punti di vista suggeriti dalle discipline, e loro ricomposizione-reintreccio coerente secondo scopi espliciti;
-  su queste basi, graduale acquisizione della consapevolezza che la conoscenza scientifica cresce attraverso la costruzione di modelli, e diventa utilizzabile attraverso la conseguente competenza                nel modellizzare situazioni concrete;
-    costante coinvolgimento della riflessione sul proprio apprendimento e sul significato di quanto si apprende, a livello individuale e collettivo e con modalità adeguate all’età.
 
C) Perché tutto ciò possa realizzarsi, occorrono quattro condizioni strutturali fra loro connesse[1]:
1    formazione e qualificazione culturale e professionale degli insegnanti perché siano in grado di gestire il processo di insegnamento secondo i criteri esposti;
2   supporti strutturali, organizzativi e strumentali adeguati presenti nelle singole scuole;
3  disponibilità di tempi adeguati alle effettive esigenze di insegna- mento/apprendimento;
4     criteri di valutazione coerenti con i principi e gli obiettivi dell’educazione scientifica.
         Alla luce di questi principi le associazioni rilevano con soddisfazione, nella premessa del Profilo educativo, culturale e professionale dello studente alla fine del Primo Ciclo di Istruzione (6-14 anni) che «se qualcuno non ha potuto godere di adeguate sollecitazioni educative, ha il diritto di essere messo nelle condizioni di recuperarle». Sicuramente, una volta esplicitate le risorse di personale e strutture, nonché le forme di organizzazione, adeguate al raggiungimento di tale obiettivo anche, e soprattutto, nei casi di bambini che crescano in ambienti familiari e sociali deprivati e/o deprivanti, questo assunto sarà di giovamento per molte situazioni problematiche, in crescita nelle nostre scuole, che si riflettono negativamente particolarmente sul corretto apprendimento delle discipline scientifico-sperimentali.
Ci pare che nel paragrafo Identità – conoscenza di sé non vi sia riferimento alla necessità che la scuola sappia accogliere e valorizzare, come possibile sorgente di sollecitazioni positive, esperienze che nascono nel mondo dei ragazzi fuori della scuola. È ormai acquisito che l’offerta d’informazione e di stimoli, ricca (forse anche troppo), fa parte della vita di ogni giovane. Questa realtà non è eludibile: deve essere utilizzata, come sottolineiamo nei nostri principi.
Il paragrafo Identità - Relazione con gli altri si presenta come quello meno risonante con diversi punti dei nostri principi (es. la coerenza verticale). La nostra esperienza ci dice che sono veramente pochi gli studenti che all’età di 14 anni possono avere consapevolezze e una maturità tale da poter operare in prima persona la migliore scelta di vita per l’adulto che saranno un domani.
Tanto più quanto più il mondo della scuola è stato separato e antitetico rispetto al mondo esterno e quanto più l’ambiente socio-familiare non è stato il più adatto per recuperare significati positivi da entrambi gli ambienti e per stabilire relazioni costruttive fra di essi. Un orientamento così precoce (in un’epoca in cui si ritiene che sia ancora necessario fare azione di orientamento all’inizio degli studi universitari!) rischia di essere foriero di grossi disagi e di imperdonabili abbagli. Giova forse ricordare che Alessandro Volta era ritenuto ritardato perché fino a quattro anni ancora non parlava, o che Einstein ancora a livello di liceo raccoglieva soltanto giudizi negativi sulle sue abilità matematiche.
Tra gli Strumenti culturali sarebbe importante, per tutte e tre le discipline scientifiche sperimentali AIF (per la fisica) ANISN (per le scienze naturali) e DD - SCI (per la chimica), inserire che l’alunno è consapevole del processo di accelerazione e allargamento delle interazioni fra individui provenienti da civiltà diverse, e della necessità di mutua comprensione e reciproca accettazione. Inoltre, mentre si fa esplicito riferimento alle «radici storico-giuridiche, linguisticoletterarie e artistiche che ci legano al mondo classico e giudaico-cristiano», sottolineiamo la mancanza delle radici filosofico-scientifico-tecnologiche.
Sicuramente non si possono mettere sullo stesso piano «legge quotidiani e ascolta telegiornali», attività che richiedono l’esercizio di una attenzione critica, la presa in carico di interpretazioni e giudizi personali e meditati, con «compila un bollettino postale, legge una carta stradale, la mappa della città, l’orario ferroviario, le bollette di servizi pubblici», esecuzioni tecniche di attività routinarie e banali (una volta appresa la tecnica!). Ed ancora appare quasi una svista l’inserimento solamente dell’attività di lettura ed ascolto e non di discussione con confronto di opinioni ed interpretazioni. Questo punto appare come uno dei più discordanti sia rispetto al compito di una scuola che dovrebbe preparare le persone a pensare con la propria testa, fornendo loro gli strumenti per farlo in modo consapevole e responsabile, sia ai fondamenti stessi delle discipline scientifiche.
A nostro avviso si trova ancora dell’incoerenza trasversale quando si passa da un elenco di esercizi scolastici applicativi autoreferenziali e mutuamente scollegati «conta (forse sa contare, come del resto tutti gli analfabeti del mondo), esegue semplici operazioni aritmetiche mentalmente, per iscritto e con strumenti di calcolo, legge dati rappresentati in vario modo, misura una grandezza, calcola una probabilità, risolve semplici problemi sul calcolo di superfici e volumi dei solidi principali» a un insieme di conoscenze/competenze a livello metacognitivo che considerate seriamente appaiono fuori della portata di un quattordicenne: «padroneggia concetti fondamentali della matematica”, «riflette sui principi», «legge la realtà” (ancora oggi appassionato tema di dibattito sul piano filosofico ed epistemologico), per arrivare ad esemplificazioni di attività che appaiono più perseguibili, che appezziamo, e che lasciano spazio all’iniziativa personale: «organizzare una raccolta dati, ordinarla attraverso criteri, rappresentarla graficamente anche con tecniche informatiche, interpretarla», purché però legate a contesti problematici concreti e significativi (sul piano fisico-chimico-naturalistico, ambientale, sociale …). Ci pare inoltre vi sia una certa confusione epistemologica sull’uso del «linguaggio e dei simboli della matematica» per «indagare con metodo le cause di fenomeni» «problematici»,«spiegarli», «rappresentarli» con il terzo richiamo ad una «attività di risoluzione di problemi» che non si capisce in cosa dovrebbe distinguersi da quella citata nel secondo richiamo. Tutto il paragrafo sembra la giustapposizione di punti di vista diversi e parzialmente inconciliabili sul ruolo della matematica nella formazione culturale di base, per di più con una pretesa universalizzante di questa disciplina, che in realtà può essere utilizzata come strumento per costruire rappresentazioni del mondo solo in quanto esistono altre discipline che hanno come obiettivo l’indagine di aspetti definiti e più o meno matematizzabili della realtà.
Sarebbe auspicabile che il Profilo tracciasse le linee di una competenza costruita in prima persona affrontando con la guida dell’insegnante situazioni problematiche che conducono via via a prendere coscienza tanto della complessità e unicità del mondo naturale quanto dell’efficacia, ma anche parzialità e problematicità, delle modellizzazioni/rappresentazioni che è possibile costruire in ambito scientifico. Ci si aspetterebbe che venisse riconosciuto come obiettivo formativo il saper distinguere cosa unisce e cosa differenzia i diversi ambiti disciplinari; il rendersi conto di cosa e quanto può essere fatto e compreso rispettivamente a livello qualitativo ed a livello quantitativo. Ci si aspetterebbe che il Profilo sottolineasse la necessaria distinzione fra gli elementi di informazione scientifica di base e gli elementi di formazione scientifica di base che sono da ritenere indispensabili nella società attuale e che mettesse in luce l’apporto di una corretta educazione scientifica alla costruzione di una mente critica ed aperta al confronto fra le idee ed i fatti, capace di liberarsi da pre-giudizi o ipotesi rivelatisi fallaci, di riconoscere sia l’indecidibilità oggettiva fra punti di vista diversi ma non falsificabili, sia la fecondità della loro coesistenza e così via Nella parte riguardante la «convivenza civile» sarebbe importante, per tutte e tre le discipline scientifiche sperimentali AIF (per la fisica) ANISN (per le scienze naturali) e DD - SCI (per la chimica), inserire che l’alunno è consapevole, nei suoi rapporti con la società, di essere titolare di diritti ma anche soggetto a doveri per il comune sviluppo e la civile convivenza E’ consapevole dell’esistenza di problemi creati dalla crescente interazione fra l’uomo e l’ambiente a livello locale e globale e del dovere di minimizzare con il proprio comportamento, gli aspetti negativi di tale interazione.
Sulle Indicazioni nazionali per i Piani di studio personalizzati nella Scuola Secondaria di 1° grado abbiamo trovato diverse punti in comune coi nostri principi nei paragrafi La scuola Primaria, Obiettivi generali del processo formativo, Obiettivi specifici di apprendimento e Gli obiettivi formativi nel secondo biennio. Qualche riserva su Obiettivi formativi e Piani di Studio Personalizzati.
 
AIF - Associazione per l’insegnamento della fisica

Per quanto concerne gli Obiettivi specifici di apprendimento, la nostra valutazione e soprattutto i nostri suggerimenti sarebbero piuttosto lunghi e ovviamente, necessariamente dettagliati. In questo contesto ci pare opportuno riportare, a titolo esemplificativo, alcuni punti che non ci paiono chiari.

 
CLASSE I (matematica, scienze, tecnologia)

Non ci pare che si prevedano attività che guidino ad acquistare consapevolezza sulla logica implicita di classificazione ed ordinamento già usata spontaneamente (contraddizione con Valorizzare l’esperienza del fanciullo, pag. 3) e a raffinarla. Che rapporto c’è fra confrontare in matematica ed in scienze? Come può il «riconoscimento di grandezze misurabili» precedere le operazioni di confronto? Perché non partire dall’esperienza del bambino per distinguere la successione confronto – giudizio di seriazione soggettivo (più o meno “bello” per es.) – giudizio di seriazione oggettivo (es. più o meno salato) – giudizio di seriazione quantificabile (es. più o meno pesante)? Perché in scienze si parla solo di «identificare e descrivere» oggetti (inanimati o viventi) e «materiali», mentre in matematica si «osservano oggetti e fenomeni»?
Perché si devono descrivere soltanto «animali comuni», quando ai bambini piacciono anche tigri, leoni, elefanti ...? In matematica (e non in scienze!) si chiede di raccogliere e presentare dati, senza alcun accenno ai “problemi” che potrebbero giustificare la loro raccolta ed eventualmente il loro utilizzo.

CLASSI II e III

Perché le «misure di lunghezza, peso, tempo», intese come abilità, sono elencate nelle conoscenze di scienze e le misure di lunghezze in matematica sono messe al IV-V anno? E come si confronta il diverso modo in cui le stesse cose vengono viste nei due ambiti, infatti non sembra sensato considerare che «usare uno strumento» di misura sia scienze ed «effettuare misure» sia matematica!

CLASSI IV e V

Come si può pretendere di «illustrare la differenza fra T e Q con riferimento all’esperienza ordinaria», come se non ci fossero voluti secoli, se non millenni, per costruire due concetti separati adatti ad interpretare un’esperienza antica quanto l’uomo? Capire i fenomeni termici attraverso questi due concetti richiede di partire dall’esperienza comune e dal linguaggio di tutti i giorni e costruire un itinerario non banale di esperimenti e discussioni …
In generale non si intravede un approccio fenomenologico che parte dalla globalità dell’esperienza e conoscenza del bambino, ma una spezzettatura preventiva di tale esperienza/conoscenza in frammenti i cui diversi aspetti disciplinari (spesso distinti molto artificiosamente) sono per di più disseminati senza logica apparente in anni diversi per le diverse discipline.

Scuola media - I biennio

Ci pare non abbia senso mettere solo a partire dalla scuola media contenuti di meccanica, quando esistono esperienze positive che il movimento, il fare forza ecc. sono esperienze primarie concettualizzabili, a livello opportuno, fin dall'inizio della scolarità. Certamente queste grandezze sono molto meno ambigue e percettivamente molto più evidenti dei fenomeni termici ed elettromagnetici, previsti nelle indicazioni per la scuola primaria. Anche peso specifico e spinta di Archimede sono già affrontabili a livello di scuola primaria, in cui sono peraltro previsti sia concetti e misure di volume e peso, sia proprietà/comportamenti di solidi, liquidi e gas. Perché ilgalleggiamento è nominato solo nella scuola media?
Le forze non sono «cause del moto»! Uno dei primi e principali punti di discontinuità fra la filosofia naturale e la nuova fisica sta proprio nel passare dalla visione aristotelica delle forze come causa del moto a quella Newtoniana delle forze come causa delle "variazioni del moto"! E' grave che venga commesso un simile errore.
Ecc.
 
ANISN - Associazione Nazionale Insegnanti di Scienze Naturali
 
Rispetto agli “Obiettivi specifici di apprendimento”
Era preferibile, perché più esplicito e più chiaro, un inquadramento nei tre ambiti: viventi, materia e ambiente per tutto l’arco di studio con l’indicazione di concetti “organizzatori” e attività.
I tre temi sono presenti ma in una forma che non li rende riconoscibili come discorsi continui, non sono identificabili i concetti chiave e si fa confusione tra concetti e attività.
Non fanno parte degli obiettivi quelle capacità di fare e di pensare che caratterizzano i modi della ricerca, la interrogazione fiduciosa della realtà che si appoggia su procedure che divengono via via più sistematiche. Non sono messi in evidenza spessore e convergenza di contenuti verso livelli di comprensione più complessi.
I bambini anche piccoli padroneggiano già la distinzione vivente/non vivente, quello che deve crescere è il concetto di vivente e di vita individuando quali sono le caratteristiche e le funzioni che accomunano piante, animali e uomo, non è distinguendo tra bipedi e quadrupedi o tra erbivori e carnivori che si costruiscono le basi per questa concettualizzazione.
Manca un inquadramento preciso che dia un senso alle caratteristiche di un oggetto, alle definizioni con un nome  di corpi, al raggruppare, ecc. Anche fenomeni come la combustione sono presentati come fatto isolato e quindi non risulta chiaro il loro scopo.
Specificare che la definizione di ambiente e di natura “in rapporto all’uomo” e poi “con l’attività umana” porta a dedurre che il punto di vista dell’uomo è considerato privilegiato, piuttosto che insegnare una progressiva capacità di decentramento per acquisire un concetto bio-relativo di ambiente.
E ancora: “raccogliere reperti e riferire con chiarezza ciò che si è scoperto durante l’esplorazione di un ambiente”  sembra un’attività del tutto gratuita.
Molte cose devono essere capite sul funzionamento dei viventi prima di capire davvero che l’acqua è esenziale alla vita, altrimenti si rischia di proporre una banalità che i bambini sanno già.
Si parla di trasformazioni e di strutture a proposito delle piante e non degli animali.
Va anche bene partire dai comportamenti ma questo non deve esclude che ci si occupi anche delle funzioni e dei processi. Mettere in rilievo i “comportamenti di offesa e difesa” sembra che voglia dare un valore specifico nella comprensione della animalità o della vita.
Perché iniziare il discorso sull’uomo dalla sessualità? I comportamenti parentali sono certamente interessanti e possono innescare discorsi sulla famiglia, la propria crescita, ecc., ma questo è un ambito diverso dalla sessualità.
“Dire perché si devono rispettare l’acqua, il suolo, ecc.” è un atteggiamento moralistico che non ha poco a che fare con la costruzione di consapevolezze personali.
“Ciclo vitale di una pianta e di un animale”: il plurale sarebbe consigliabile.
“Le regole di sicurezza nell’uso dell’energia, ecc. o “l’uso responsabile dell’acqua”  e altre cose simili dovrebbero far parte degli obiettivi delle educazioni inserite nella Convivenza civile, invece non si capisce perchè in quella sono finiti obiettivi come “Organi e apparati del corpo umano e loro principali funzioni” e altri contenuti della stessa rilevanza per l’organizzazione cognitiva.
Le funzioni percettive sono limitate a “occhio e orrecchio” e non sono collegate alla relazione viventi-ambiente.
Di ambiente o ecosistema non si parla più negli ultimi due anni, né di fenomeni di adattamento. Tanto meno di evoluzione: è chiaro che questo argomento nella scuola elementare rischia di essere molto banalizzato, dal momento che l’idea di tempo, le conoscenze dei meccanismi genetici, l’idea di specie sono ancora troppo abbozzate, ma la sua assenza crea sospetti; inoltre è quasi impossibile non affrontare il discorso con i bambini che attraverso i vari mezzi di comunicazione comunque vengono informati.
Manca completamente l’orientamento e la sfera celeste, l’Astronomia viene proposta alle “medie” attraverso un percorso storico che pare troppo impegnativo, lasciando anche trasparire una scarsa propensione all’osservazione diretta.
 
SCI-DD - Società Chimica Italiana - Divisione didattica
 
DD-SCI presenta, per gli obiettivi specifici proposti dal Ministero per il primo ciclo di istruzione, le seguenti considerazioni:
Nelle Indicazioni nazionali per la scuola primaria e secondaria di primo grado si precisa che gli obiettivi specifici, organizzati in conoscenze e abilità, devono essere sempre pensati come riferimenti per la costruzione di obiettivi formativi che costituiscono la base delle competenze da esplicitare nei piani di studio personalizzati. In questo senso, a ogni critica che si può fare, si può rispondere che gli obiettivi specifici non devono essere presi alla lettera e che essi sono funzionali ad una successiva rielaborazione didattica. Tuttavia occorre considerare che questi obiettivi sono comunque l’espressione di una scelta che può essere condivisa o meno. Il fatto che sia stata fatta una scelta fra l’enciclopedia dei saperi scientifici che viene proposta in questo livello scolare è già importante.
Tuttavia l’impressione generale che danno questi elenchi di conoscenze e abilità è di poca organicità e coerenza interna e, complessivamente, cose condivisibili e non, sono presentate in modo disordinato.
Si nota infatti che conoscenze e abilità non sono sempre in corrispondenza e che, se si prova a seguire lo sviluppo verticale di un argomento nei vari anni, spesso mancano dei passaggi o che alcuni obiettivi devono essere riformulati o aggiunti.
Il problema principale però non è questo. Il problema è vedere come, e se, conoscenze e abilità riescano ad intrecciarsi per dare un quadro psicologicamente ed epistemologicamente adeguato all’insegnamento delle scienze prima dei 14 anni.
E’ vero che le abilità esplicitano il livello didattico a cui riferire i contenuti, chiariscono e correggono il tiro rispetto alle indicazioni date dalle conoscenze. Nonostante ciò, gli obiettivi specifici di apprendimento delle Scienze per le scuole medie sono da criticare principalmente perché troppi argomenti sono stati scelti senza una preventiva riflessione psicopedagogia ed epistemologica. Si confondono spesso due piani: quello dell’ apprendimento per definizioni operative e quello relativo alla comprensione di “leggi” che costituiscono le basi degli apprendimenti disciplinari. La comprensione di leggi e principi infatti richiede un livello di astrazione che non è mediamente posseduto da alunni della scuola media.
Facciamo degli esempi.
Partiamo dal primo obiettivo delle conoscenze: «Come si muovono i corpi: velocità e traiettoria, accelerazione ». Parallelamente troviamo nelle abilità: «Rappresentare in diagrammi spazio/ tempo diversi tipi di movimento; Interpretare i diagrammi »
Se si vuole lavorare sulla velocità, in questa fascia di età, occorre tenere presente che esprimere questa grandezza per mezzo della relazione: distanza percorsa fratto tempo impiegato, è inconsistente dal punto di vista del significato se non si chiarisce ad esempio il ruolo giocato dalla traiettoria . Lavorare sul movimento costituisce un prerequisito per lavorare sulla velocità e questo vuol dire concentrare l’attenzione dell’alunno sulla distanza percorsa in una data traiettoria e sull’importanza della misurazione della distanza stessa. Lavorare sulla velocità implica porre gli alunni in situazioni che permettano di pensare alla velocità in funzione di distanze percorse e tempi impiegati. I grafici spazio- tempo sono essenziali per dare una definizione operativa.
Ragionando in questo modo abbiamo dato un’interpretazione del primo obiettivo specifico permessa dalla sua formulazione sia relativamente alle conoscenze che alle abilità. Come si opera poi per l’accelerazione? Per risolvere il problema utilizzando i grafici (come suggerito nelle abilità) si potrebbe riportare la velocità media in funzione del tempo impiegato; come si può ritenere che la comprensione di tale grafico sia accessibile a bambini di 12-13 anni? Arrivare a concepire l’accelerazione come la rapidità con la quale varia la velocità di un punto rispetto al tempo non è la stessa cosa che arrivare a comprendere la velocità come variazione dello spazio rispetto al tempo.
Qui si richiede un ragionamento, per così dire, di secondo livello, in cui la capacità di ragionare in modo astratto è indispensabile per la comprensione.
Inoltre il concetto di accelerazione non è ovvio, non è intuitivo e non può essere raggiunto per via induttiva o percettiva. Non è psicologicamente adeguato affrontare a questo livello di maturazione un concetto così complicato.
Lo stesso problema si ripropone per il secondo tema, quello delle forze: lavorare sulle forze in situazioni statiche (nelle abilità il tutto si traduce bene nella formulazione fare forza e deformare), è cosa del tutto diversa da considerare le forze in relazione al moto. C’è il passaggio dalla Statica alla Dinamica e non è banale. Una forza può essere coinvolta nel movimento ma stabilire il legame che intercorre tra forza, corpo in cui è applicata e le caratteristiche del moto che si determina è concettualmente molto difficile. Lavorare sulla statica permette di sviluppare un primo approccio alla misurazione della forza, coinvolgendo il problema della deformazione ma anche quello della forza peso e dell’equilibrio. Nelle abilità sembra che ci si limiti a questo, ma allora perché nelle conoscenze si fa riferimento esplicito alle forze come cause del moto?
D’altra parte nell’obiettivo specifico successivo:  «Peso e massa, con riferimento alle situazioni di assenza di gravità. Peso specifico » con le abilità relative: «Misurare forze (dinamometro bilancia) » e  « Stimare il peso specifico di diversi materiali di uso comune » fa pensare che gli ostacoli epistemologici di cui parla Bachelard vengono ignorati in questa proposta di obiettivi . I concetti di massa inerziale e massa gravitazionale non possono essere acquisiti dai bambini delle medie facendo esempi con slittini, altalene e astronavi che viaggiano nello spazio. Si acquisiscono parole, frasi che richiamano a significati che comunque restano oscuri.
 Se è vero che nel 1600 era noto che il peso dei corpi era causa del fatto che essi cadevano a terra, fu necessario il genio di Newton per vedere la forza di gravità come la causa che fa cadere un corpo a terra e per capire che il comportamento dei corpi celesti potesse essere regolato da leggi analoghe a quelle dei corpi terrestri.
Se fosse stato così semplice distinguere tra massa inerziale e massa gravitazionale perché gli uomini ci avrebbero messo tanto tempo per capire questi concetti?
Non si possono banalizzare le acquisizioni di questo livello con esempi tratti dalla vita quotidiana senza contestualizzazione storica ed epistemologica delle problematiche trattate. Non sembra quindi possibile trattare in questo modo questo argomento a questa età.
Lo stesso si dica del quarto obiettivo specifico Lavoro ed energia. L’Energia termica ed elettrica compaiono nel secondo biennio della scuola primaria. Questo sembra quindi uno sviluppo in verticale del concetto di energia. Anche se con la specificazione nella vita quotidiana  si cerca di limitare parzialmente il danno, il problema è che un argomento così impegnativo dal punto di vista disciplinare non deve essere preso in esame prima della scuola secondaria superiore.
Nel terzo anno troviamo nelle conoscenze, come sviluppo di questi temi del primo biennio, i seguenti obiettivi  «Principi della meccanica  » e  «Flusso dei liquidi: velocità dell’acqua e portata di un canale o di una tubatura » mitigati dall’abilità  «Raccogliere dati da prove sperimentali (misure di tempi, spazi, velocità): rappresentare graficamente e interpretare i dati raccolti » che supponiamo riferita a entrambi gli obiettivi di conoscenze.
Per quanto concerne la chimica le indicazioni nazionali non esauriscono certamente i fenomeni naturali o antropici, per i quali si può e si deve indicare, ad un livello adeguato all’età, la presenza di un aspetto “chimico” . I recenti allarmi suscitati dal fascicolo “la trappola chimica”, purtroppo allegato alla lodevole lettera dei Ministri dell’istruzione e della salute è una chiara dimostrazione della mancanza di cultura chimica elementare alla quale solo la scuola può e deve porre rimedio. DD-SCI è quindi pronta, in questa importante occasione, a contribuire a migliorare la situazione della chimica nella scuola.


 
[1] Cfr. anche le indicazioni curricolari raccolte dalla  National Science Foundation (USA) sul sito www.nap.edu/readingroom/books/nses/html/6a.html.

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