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Forum delle associazioni disciplinari della scuola

“Indicazioni nazionali”  e “profili educativi”

pareri e commenti delle associazioni disciplinari sui documenti ministeriali per il primo ciclo dell’istruzione

 Bologna novembre 2003

***

MATEMATICA

 

UMI - Unione Matematica Italiana

 

La Matematica nei cicli Primario e Secondario di Primo grado

di Giuseppe Anichini, segretario UMI

 

Cosa ha fatto l’Unione Matematica

Da circa sette anni è attivato un protocollo d’intesa fra il MPI (adesso MIUR) e l’UMI, da quattro anni allargato anche alla SIS, la Società Italiana di Statistica. Nell’ambito di questo protocollo l’UMI, come altre associazioni scientifiche, è stata coinvolta nei lavori di ridefinizione di nuovi curricoli. Attraverso un continuo scambio di materiale informativo, momenti di confronto e di sintesi, si è pertanto instaurata una forma sistematica di collaborazione fra MPI e UMI.

Il momento del riordino dei cicli non può non essere stato uno dei punti vitali di questa iniziativa. Per portare avanti questa significativa collaborazione l’UMI ha insediato una commissione di lavoro di circa 20 membri della quale hanno fatto parte i membri della CIIM (Commissione permanente dell’UMI per l’Insegnamento della Matematica), gli ex Presidenti della CIIM, alcuni studiosi di didattica della Matematica e un nutrito gruppo di insegnanti (della scuola di base e della scuola secondaria). Il coordinatore della commissione è il prof. Ferdinando Arzarello, Presidente della CIIM.

Sintetizziamo gli argomenti e le modalità di lavoro di tale iniziativa con alcune “parole chiave”:

·         competenze, ovvero il fatto che la Scuola deve mirare non tanto alla trasmissione dei saperi quanto all’acquisizione di competenze;

·         essenzialità, ovvero riduzione dei contenuti individuando quelli essenziali;

·         progressività e continuità del curriculum, da costruire chiarendone i presupposti generali;

·         “tempi lunghi” di apprendimento, contrapponendosi decisamente ad una “didattica breve”;

·         certificazioni e confronti con altri sistemi educativi europei;

·         rapporto fra competenze disciplinari e competenze trasversali.

 

Alcuni presupposti basilari

La Matematica è una componente della cultura: la necessità dell’aspetto razionale nelle attività della società di oggi (new economy) ed il preoccupante dilagare, nei mass media e nel quotidiano, di momenti di irrazionalità (oroscopi, superstizioni, lotterie), richiede una rivalutazione dell’aspetto culturale della Matematica. Nella Scuola ciò può essere affrontato pensando ad una “Matematica per il cittadino” come patrimonio di chiunque lasci la scuola dopo l’obbligo e come prerequisito anche per chi, provvisto poi di strumenti matematici più sofisticati, affronterà una qualunque Facoltà scientifica.

Attenzione al rapporto con la tecnologia: la necessità di non trascurare i rapporti tra la Matematica e la tecnologia è stata sottolineata in varie fasi dei lavori. Tale tema tocca da vicino argomenti molto complessi e molto delicati quali l’uso di calcolatrici programmabili, l’introduzione di strumenti multimediali nella scuola, la preparazione specifica degli insegnanti e, non ultimo, la riforma del Corso di Laurea in Matematica.

Utilità dell’aspetto storico: un aspetto che è stato molto richiesto dai gruppi di studio ministeriali (per molte discipline ma specialmente per le scienze e per la lingua) è l’approccio “storico” all’argomento trattato. Questo sarebbe un aspetto (forse) nuovo, presente spesso nei curriculi di altri paesi e, ad avviso di chi scrive, particolarmente utile per legare trasversalmente la matematica ad altre discipline.

Bisogna essere essenziali: una caratteristica che tutti stanno chiedendo è la “snellezza” dei “programmi” (o come saranno chiamati). L’enciclopedismo dei programmi attuali non è assolutamente un esempio da seguire: naturalmente ciò non significherà gettare a mare contenuti in modo casuale ma significa che dovrà essere fatta una analisi drastica ed impietosa di quanto non ha funzionato nel passato e fare poi una scelta che privilegi le cose che vanno bene nell’ambito dell’essenzialità della disciplina.

Premessa al curriculum

L’educazione matematica deve contribuire a una formazione culturale del cittadino, in modo da consentirgli di partecipare alla vita sociale con consapevolezza e capacità critica. Le competenze del cittadino, al cui raggiungimento concorre l’educazione matematica, sono per esempio: esprimere adeguatamente informazioni, intuire e immaginare, risolvere e porsi problemi, progettare e costruire modelli di situazioni reali, operare scelte in condizioni di incertezza. Infatti, la conoscenza dei linguaggi scientifici, e tra essi in primo luogo di quello matematico, si rivela sempre più essenziale per l’acquisizione di una corretta capacità di giudizio. Per questo la matematica concorre, insieme con le scienze sperimentali, alla formazione di una dimensione culturale scientifica.

In particolare, l’insegnamento della matematica deve avviare gradualmente, a partire da campi di esperienza ricchi per l’allievo, all’uso del linguaggio e del ragionamento matematico, come strumenti per l’interpretazione del reale, non unicamente come bagaglio astratto di nozioni.

La formazione del curriculum scolastico non può prescindere dal considerare sia la funzione strumentale, sia quella culturale della matematica: strumento essenziale per una comprensione quantitativa della realtà da un lato, e dall’altro sapere logicamente coerente e sistematico, caratterizzato da una forte unità culturale. Entrambe sono essenziali per una formazione equilibrata degli studenti: priva del suo carattere strumentale, la matematica sarebbe un puro gioco di segni senza significato; senza una visione globale, essa diventerebbe una serie di ricette prive di metodo e di giustificazione. I due aspetti si intrecciano ed è necessario che l’insegnante li introduca entrambi in modo equilibrato fin dai primi anni della scuola elementare. Dentro a competenze strumentali come contare, eseguire semplici operazioni aritmetiche sia mentalmente che per iscritto, saper leggere dati rappresentati con una tabella, un istogramma, un diagramma a torta, o un grafico, misurare una grandezza, calcolare una probabilità è infatti sempre presente un aspetto culturale, che collega tali competenze alla storia della nostra civiltà e alla complessa realtà in cui viviamo. D’altra parte, l’aspetto culturale, che fa riferimento a una serie di conoscenze teoriche, storiche ed epistemologiche, quali la padronanza delle idee fondamentali di una teoria, la capacità di situarle in un processo evolutivo, di riflettere sui principi e sui metodi impiegati, non ha senso senza i riferimenti ai calcoli, al gioco delle ipotesi, ai tentativi ed errori per validarle, ecc., che costituiscono il terreno concreto e vivo da cui le conoscenze teoriche della matematica traggono alimento.

Per questo entrambi i tipi di competenze costituiscono obiettivi di lungo termine, alcuni dei quali potranno essere conseguiti compiutamente nella scuola superiore; la loro costruzione si deve però iniziare già nella scuola elementare e nella scuola media, realizzando una didattica di tipo elicoidale, che riprende gli argomenti approfondendoli di volta in volta. Il nesso profondo tra aspetti strumentali e culturali potrà in particolare essere colto dagli alunni proponendo loro opportune riflessioni storiche, introdotte gradualmente, senza forzature e anticipazioni. Essendo per sua natura di carattere critico, la riflessione storica dovrà infatti attendere che i concetti relativi si siano consolidati, in modo da non generare confusione e quindi incertezza negli scolari. D’altra parte, è importante che non si operino delle forzature, o peggio si inventi una storia inesistente, per adattare le problematiche storiche alle conoscenze degli alunni: la narrazione storica potrà e dovrà essere semplificata, ma non falsata.

Con riferimento alla doppia modalità introdotta sopra, si individuano alcuni nuclei essenziali su cui costruire le competenze matematiche dell’allievo; quattro sono nuclei tematici e caratterizzano i contenuti dell’educazione matematica nella scuola elementare e media:

·         il numero,

         lo spazio e le figure,

·         le relazioni,

·         i dati e le previsioni.

·         L’insegnante dovrà cercare di svilupparli in modo coordinato, cogliendo ogni occasione di collegamenti interni e con altre discipline. Vi sono poi tre nuclei trasversali, centrati sui processi degli allievi:

·         misurare,

·         argomentare e congetturare,

·         risolvere e porsi problemi.

Il primo consente un approccio corporeo ed esperienziale alle grandezze, in collegamento con le scienze, per ricavare relazioni tra le grandezze esperite e costruire modelli di fenomeni studiati. Il secondo caratterizza le attività che favoriscono il passaggio dalle nozioni intuitive e dai livelli operativi a forme di pensiero più avanzate che, nella scuola superiore, saranno coinvolte nella dimostrazione matematica, nel calcolo algebrico, nell’uso di modelli matematici in contesti vari. Il terzo offre occasioni importanti agli allievi per costruire nuovi concetti e abilità, per arricchire di significati concetti già appresi e per verificare l’operatività degli apprendimenti realizzati in precedenza.

 

Didattica e contenuti

Nella scuola elementare e media la costruzione di competenze matematiche va perseguita in contesti culturalmente ricchi e motivanti, che permettano agli allievi esperienze cognitive significative e consonanti con quelle condotte in altri ambiti: scientifici, linguistici, motori, figurativi, ecc.

All’inizio della scuola elementare il bambino ha già fatto una serie di esperienze di carattere matematico - nella scuola dell’infanzia, in contesti di gioco e di vita familiare e sociale - e ha già consolidato alcune fondamentali competenze logico-matematiche. Più precisamente, verso i sei anni egli ha maturato esperienze significative relativamente alle seguenti competenze: contare oggetti e valutarne la quantità sul piano concreto; eseguire semplici operazioni sempre sul piano concreto; confrontare, ordinare, classificare, porre in relazione oggetti in rapporto a diverse proprietà (estensione, lunghezza, altezza, forma, colore,…), ricorrendo a modi più o meno sistematici; utilizzare concretamente semplici strumenti di misura; usare simboli per la registrazione; risolvere semplici problemi tratti dalla vita quotidiana e di interesse immediato; orientarsi nello spazio (sopra/sotto, avanti/indietro,…) e nel tempo (prima/dopo); localizzare persone e oggetti nello spazio; rappresentare percorsi ed eseguirli anche dietro semplici indicazioni verbali. Infine, il bambino comincia a formulare semplici ipotesi in ordine a fatti di vita quotidiana.

Occorre comunque avere ben presente che il percorso per il raggiungimento dei concetti matematici e della loro formalizzazione non è lineare, ma passa necessariamente per momenti cruciali che costituiscono salti cognitivi, in quanto affrontano concetti che possono costituire ostacoli per l’apprendimento o essere fonte di fraintendimenti e misconcetti. Un tipico esempio è l’introduzione dei decimali o delle frazioni. Ad esempio, nell’introdurre le moltiplicazioni con i numeri decimali gli allievi si scontrano con l’ostacolo, indotto dal modello dei naturali, che non sempre il prodotto fra due numeri decimali è maggiore dei due fattori. Analogamente, nel confronto fra numeri decimali, è bene evidenziare, per esempio, che 0,45 è minore di 0,6 (e non viceversa come alcuni allievi credono sulla base che 6 è minore di 45). Per le frazioni, il modello forte dei naturali anche qui può essere fonte di ostacoli; occorrono interventi didattici opportuni per porvi rimedio. Ad esempio, si sconsiglia di introdurre la procedura di addizione di due numeri razionali rappresentati sotto forma di frazione che fa uso della scomposizione in fattori dei denominatori: è invece opportuno insistere sul concetto di frazioni equivalenti, e far notare che, per addizionare due numeri razionali rappresentati sotto forma di frazioni, è sufficiente trasformare le due frazioni date in frazioni equivalenti, ma aventi lo stesso denominatore.

In tutti questi casi, è comunque fondamentale l’attivazione di esplorazioni cognitivamente ricche in campi di esperienza significativi per l’allievo, in sinergia con esperienze parallele condotte nei vari ambiti disciplinari; in tali attività sarà essenziale la mediazione del linguaggio naturale, sia parlato che scritto. La trasposizione didattica della matematica va infatti effettuata dall’insegnante nel concreto della sua classe, tenendo conto che la matematica deve essere strutturata opportunamente in campi di problemi, che hanno uno statuto sia epistemologico che cognitivo. Ad esempio, i problemi moltiplicativi fanno riferimento, da un lato, a un complesso di situazioni concrete in cui gli allievi compiono esperienze cognitive varie; dall’altro, corrispondono a concetti matematicamente rilevanti che gli allievi appunto, costruiscono imparando a sintetizzare quanto esperito col linguaggio aritmetico. Gli aspetti ludici possono parimenti favorire situazioni di apprendimento significative per gli allievi e contribuire all’immagine di una matematica dal volto umano.

L’esperienza e la verbalizzazione col linguaggio naturale dovranno precedere la formalizzazione e la riflessione sui sistemi di notazione simbolica propri della matematica. Per esempio, prima di imparare a formalizzare una strategia risolutiva per mezzo dei segni dell’aritmetica, i bambini dovranno esplorare e operare in campi di esperienza in cui attuare attività di quantificazione, utilizzando strumenti e sistemi di rappresentazione che sono caratteristici del campo stesso (il calendario lineare per risolvere problemi legati al tempo; monete o loro rappresentazioni per risolvere problemi di compravendita di beni...). Analogamente, per le conoscenze legate allo spazio e alle figure sarà essenziale l’esplorazione dinamica in contesti vari, supportata eventualmente da opportuni software di geometria dinamica, e l’uso del linguaggio naturale su cui fondare la transizione dalle esperienze alle notazioni matematiche. In alcuni contesti, l’esposizione al linguaggio simbolico potrà anche precedere l’attività di verbalizzazione, purché essa sia funzionale alla possibilità di provocare negli alunni processi interpretativi fruttuosi in relazione alle problematiche del contesto.

In entrambi i casi l’acquisizione di un linguaggio rigoroso deve essere un obiettivo da raggiungere nel lungo periodo e una conquista cui gli allievi giungono, col supporto dell’insegnante, a partire dalle loro concrete produzione verbali, messe a confronto e opportunamente discusse nella classe.

E’ quindi necessario che l’insegnante progetti e realizzi ambienti di apprendimento adeguati nei vari campi di esperienza: in tali ambienti saranno privilegiate l’attività di costruzione e di soluzione di problemi, nonché quella di matematizzazione e di modellizzazione. In questo contesto è opportuno distinguere tra esercizi, problemi, situazioni da modellizzare. I primi richiedono solo l’applicazione di regole e procedure note e codificate; nei problemi la scelta delle strategie risolutive è lasciata al solutore ed esige un pizzico di fantasia e di inventiva; nella situazione da modellizzare non è nemmeno esplicitata la formulazione delle domande per le quali si intenderebbe cercare una risposta (si parla in questo caso anche di problema aperto). La distinzione è naturalmente relativa al bagaglio di conoscenze degli allievi: ciò che è problema a una data età può diventare esercizio in età successiva. Proporre problemi e situazioni da modellizzare è un’attività indispensabile fin dai primi anni di scolarità; naturalmente si dovranno alternare momenti di posizione e di risoluzione di problemi con fasi di sistemazione e consolidamento delle conoscenze, dove anche gli esercizi hanno un ruolo importante per l’acquisizione e il consolidamento dei principali automatismi di calcolo e di ragionamento. E’ comunque cruciale che l’insegnante utilizzi problemi e situazioni da modellizzare al fine di mobilitare le risorse intellettuali degli allievi, anche al di fuori delle competenze strettamente matematiche, contribuendo in tal modo alla loro formazione generale. Grande importanza come mediatori nei processi di acquisizione di conoscenza e nel supporto alla comprensione del nesso tra idee matematiche e cultura, assumono i contesti ludici e gli strumenti, dai più semplici, come i materiali manipolabili (ad esempio, il compasso o il righello), fino agli strumenti tecnologici più complessi (tipicamente il computer o le calcolatrici numeriche e simboliche, ma anche le ‘macchine’, nel senso più ampio del termine, dagli orologi al distributore di bibite, ecc.). Varie ricerche suggeriscono l’importanza di software che, nella loro interfaccia, rendono disponibili oggetti computazionali con i quali l’alunno può interagire per esplorare un dominio di conoscenza matematico o la matematica che caratterizza un campo di conoscenza extramatematico.

Didattica e tempi dell’apprendimento

Il conseguimento delle competenze e conoscenze sopra elencate richiede tempo e partecipazione attiva degli allievi al progetto formativo. I ritmi dell’azione di insegnamento-apprendimento devono essere adeguati alle reali esigenze degli allievi e non possono essere dettati da programmi caratterizzati da un’eccessiva segmentazione dei contenuti o da moduli che presuppongano improbabili percorsi quasi indipendenti fra loro. In altri termini, la progettazione dell’insegnante va condotta secondo una logica di una didattica lunga, attenta a garantire agli allievi possibilità di costruzioni di significato per gli oggetti di insegnamento-apprendimento.

Indicazioni didattiche

Sin dal primo anno della scuola elementare è opportuno sviluppare i concetti matematici in attività didattiche significative, in cui l’alunno possa essere attivamente coinvolto e motivato ad affrontare e risolvere problemi. Un’attività didattica può essere considerata significativa se consente l’introduzione motivata di strumenti culturali della matematica per studiare fatti e fenomeni attraverso un approccio quantitativo, se contribuisce alla costruzione dei loro significati e se dà senso al lavoro riflessivo su di essi. Lo sviluppo in classe di attività didattiche con tali caratteristiche dovrà avere come fine la costruzione delle capacità di esercitare un controllo sulla realtà secondo i modelli della razionalità scientifica.

Lo sviluppo del concetto di numero naturale va stimolato valorizzando le precedenti esperienze degli alunni nel contare e nel riconoscere e usare simboli numerici, fatte in contesti di gioco e di vita familiare e sociale. Nella costruzione del numero naturale concorrono diversi punti di vista (ordinalità, cardinalità, misura, ecc.); l’attività didattica dovrà consentire agli alunni di appropriarsi di tali punti di vista, offrendo loro una varietà di modi rappresentativi per operare con i numeri naturali in contesti diversi. Come esempio di attività didattica possiamo considerare l’uso del calendario (lineare) che consente di annotare le esperienze degli alunni, di ordinarle (usando inizialmente i numeri dei giorni del mese) e di visualizzarne la distanza nel tempo. Sul calendario si possono porre e risolvere problemi inerenti la misura di intervalli temporali, favorendo la costruzione di strategie risolutive via via più articolate e complesse (come nel caso di durate con estremi in mesi diversi). Altri esempi di attività possono riguardare la costruzione/lettura di istogrammi a crocette per analizzare quantitativamente situazioni famigliari ai bambini e l’uso di monete del sistema monetario dell’Euro (o di loro rappresentazioni iconiche) in attività di compravendita reali o simulate. In particolare tale uso può facilitare la comprensione del funzionamento del sistema di scrittura decimale-posizionale dei numeri.

Un modello rappresentativo che assume grande importanza nella costruzione delle competenze numeriche dei bambini è la linea dei numeri. Essa permette di evidenziare la struttura di base dei numeri naturali e costituisce un valido strumento per l’esecuzione di calcoli e per la percezione di alcune relazioni numeriche (8 è più vicino a 10 che a 5, 7 dista 3 da 10…). La linea dei numeri è uno dei primi contesti significativi per lo studio di regolarità numeriche e per lo sviluppo della riflessione sui numeri; in altre parole, per porre e risolvere i primi problemi interni alla matematica.

Tra gli obiettivi che si collocano verso il termine della scuola media possiamo considerare la costruzione a lungo termine del modello matematico della proporzionalità diretta. Tale costruzione dovrà essere realizzata attraverso una successione di situazioni problematiche relative ad ambiti esperienziali diversi (ad esempio: relazione tra perimetro e lato di un poligono regolare; relazione tra altezza di un oggetto e lunghezza dell’ombra di tale oggetto proiettata dal sole sul terreno; allungamento di una molla, in funzione del peso; ecc.), che consentano via via di evidenziare una struttura matematica comune adatta a descriverle e a trattarle quantitativamente.

A questo stesso livello scolare il passaggio dai numeri naturali ai numeri razionali crea, in generale, molti problemi sul piano dell’apprendimento. Le situazioni didattiche progettate e gestite dagli insegnanti dovranno essere in grado di favorire il passaggio da un uso operativo delle frazioni in contesti significativi, alla esplorazione e riflessione sulle proprietà che caratterizzano le frazioni in quanto oggetto di studio, con il fine di costruire gradualmente un’idea appropriata dell’insieme numerico dei numeri razionali che esse rappresentano. Durante la scuola elementare e la scuola media gli alunni devono operare con la misura per affrontare problemi in contesti diversi, quantificando aspetti della realtà fisica (lunghezze, masse, ecc.) o aspetti della realtà economico e sociale. Un itinerario di lavoro per la misura dovrà comprendere il confronto diretto, il confronto indiretto con campioni arbitrari e il confronto indiretto con le unità del sistema convenzionale. Le attività di misura contribuiscono a costruire il significato dei numeri decimali. Ad esempio una notazione come “2,15 m” può essere il punto di arrivo di un itinerario didattico a partire da espressioni come “2 m e 15 cm” e “215 cm”, introdotte sulla base del loro significato concreto. Le attività di misura consentono inoltre di introdurre in un contesto controllabile dall’alunno altri tipi di notazione, la notazione esponenziale e quella frazionaria, per esprimere relazioni all’interno dello stesso sistema di misura (2 km = 2*10^3 m; 100 g = 1/10 kg; 250 g = 1/4kg). Sia nella scuola elementare che nella scuola media particolare cura e attenzione dovrà essere posta allo sviluppo di competenze coinvolte nella raccolta sistematica di informazioni quantitative, nella loro rappresentazione, sintesi e interpretazione; tutto ciò con il fine di descrivere fenomeni collettivi, o per cogliere nessi che li legano o per studiare e modellizzare la distribuzione dei dati, fino al confronto tra previsioni a priori (probabilità) e frequenze registrate.

Nella soluzione dei problemi aritmetici particolare attenzione dovrà essere posta alla costruzione della capacità di verbalizzare la strategia risolutiva e al passaggio alla sua formalizzazione mediante l’uso dei simboli “+, -, x, :”, avendo cura di superare positivamente le eventuali contraddizioni che possono emergere tra la formalizzazione e la strategia risolutiva spontanea del bambino. Ad esempio nella soluzione di problemi di struttura additiva il passaggio da una strategia spontanea di completamento ad una formalizzazione tramite una espressione del tipo “27-12=15” non è immediato e richiede opportune mediazioni da parte dell’insegnante. Le attività didattiche dovranno sviluppare la capacità di produrre ipotesi in modo argomentato (con l’uso di strumenti matematici appropriati) facendo riferimento all’esperienza e alle informazioni quantitative disponibili. La verifica delle ipotesi prodotte utilizzerà adeguati mezzi linguistici e matematici e verrà condotta con metodi diversi (fino alla costruzione di collegamenti di tipo deduttivo tra “premesse” certe e “conseguenze” ricavabili da esse e al confronto tra “modelli” e “realtà”). Come accennato nell’introduzione, la costruzione di tali competenze prepara il terreno allo sviluppo del pensiero teorico in matematica, che sarà pienamente raggiunto nella scuola secondaria superiore (dimostrazione matematica, calcolo algebrico, modelli matematici).

Conformemente con lo spirito di questi orientamenti, l’insegnamento della geometria avrà un ruolo cruciale nel costruire progressivamente una visione della matematica come sistema di strumenti e di metodi conoscitivi rivolti sia verso l’esterno (problemi e fenomeni della realtà fisica, tecnologica, ecc.) sia verso l’interno della matematica stessa (individuazione di regolarità e formulazione e verifica di congetture, fino alle soglie della dimostrazione; riflessione su problemi di rappresentazione, ecc.). In particolare, il disegno, il riconoscimento e la localizzazione di oggetti e forme e lo studio delle principali figure geometriche piane e solide e delle loro trasformazioni elementari dovranno essere collegate a situazioni problematiche in cui realizzare attività via via più impegnative di modellizzazione geometrica nel piano o nello spazio (a titolo esemplificativo si possono considerare la rappresentazione piana di situazioni spaziali o lo studio del fenomeno delle ombre del sole, o situazioni di interesse tecnologico: meccanismi articolati, ecc.). Tali situazioni dovranno consentire agli alunni di compiere esplorazioni e di osservare e scoprire regolarità, con il fine di giungere a produrre e verificare ipotesi (scritte sotto forma di enunciati) per l’interpretazione e la soluzione con strumenti geometrici del problema affrontato. In generale, le attività didattiche dovranno essere caratterizzate metodologicamente dalla pratica della verbalizzazione, dalla produzione e dalla verifica di ipotesi argomentate (vedi indicazioni precedenti) e dal ruolo di mediazione dell’insegnante in tutte le fasi dell’attività. L’insegnante eserciterà il suo ruolo di mediazione sia in modo diretto, attraverso l’introduzione degli strumenti matematici necessari in relazione alle diverse situazioni didattiche, sia in modo indiretto, utilizzando le produzioni individuali degli alunni (da confrontare e discutere in classe) e attraverso la valorizzazione dei contributi degli alunni durante le discussione in classe e il lavoro di gruppo. E’ consigliabile sviluppare attività nell’ambito di progetti didattici di medio-lungo periodo. I tempi medio-lunghi costituiscono la condizione che può garantire a tutti i bambini di compiere il consolidamento tecnico, l’approfondimento operativo e la riflessione necessari per giungere ad una piena padronanza delle competenze matematiche coinvolte nell’attività. L’insegnante cercherà di trovare un equilibrio tra le attività più costruttive e formative e quelle di consolidamento tecnico e operativo, tenendo conto delle necessità della classe in cui opera.

 

Attività e documentazione prodotta

Alla conclusione della prima fase dei lavori, la Commissione ha deciso di promuovere iniziative volte ad illustrare il significato delle scelte operate all’interno del curricolo. In questa prospettiva ha ritenuto che i messaggi da lanciare al mondo degli insegnanti di matematica sarebbero stati meglio compresi attraverso concrete esemplificazioni. Perciò un gruppo di 40 esperti (ispettori, docenti universitari, insegnanti della scuola elementare e della scuola media, alcuni dei quali membri della Commissione stessa) ha lavorato per due settimane, durante un seminario residenziale svoltosi a Viareggio, alla produzione di un cospicuo numero di esempi di attività didattiche e di suggerimenti per prove di verifica, coerenti con gli obiettivi del curricolo elaborato. Gli argomenti sono stati organizzati in relazione ai vari nuclei previsti nei curricoli; in ogni esempio è indicato il livello scolare più appropriato cui esso si riferisce. Ciò in quanto i docenti di scuola elementare e di scuola media hanno lavorato congiuntamente ai diversi filoni per quella continuità ed osmosi tra i vari gradi di scuola che deve caratterizzare un buon insegnamento.

Le osservazioni e le proposte, concernenti le competenze, gli obiettivi e, soprattutto, gli esempi di attività e di verifica, saranno raccolte in un fascicolo (Matematica 2001) di circa 150 pagine. Tale fascicolo è stato presentato, per una ulteriore elaborazione e verifica, al Congresso annuale didattico della CIIM aperto a tutti i Soci dell’ Unione, a tutti gli insegnanti di discipline matematiche italiani, e tutti gli interessati. È in previsione la sua uscita, in rete sul sito MIUR, e in forma cartacea come Quaderno del Dipartimento Formazione del MIUR. In ogni caso tutto il materiale prodotto è rintracciabile sul sito dell’UMI (umi@dm.unibo.it) e la parte relativa a competenze ed abilità è pubblicata sul Notiziario di marzo 2001.


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