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Al Forum delle associazioni disciplinari della scuola,
attivo dal 1997, partecipano associazioni di docenti della scuola e
dell’università che svolgono ricerca didattica e attività di formazione con
riferimento a un’area disciplinare. Esse sono portatrici di un’esperienza nei
campi della ricerca disciplinare e della formazione dei docenti che è frutto di
decenni di attività e su questa base intendono contribuire allo sviluppo della
scuola italiana.
Nel campo della formazione in servizio le associazioni disciplinari
hanno tutte o quasi tutte protocolli d’intesa col Ministero della pubblica
istruzione per progetti di formazione e di ricerca didattica e sono riconosciute
come “soggetti di formazione”; sono intervenute e stanno intervenendo in
progetti di formazione gestiti di concerto con le Direzioni generali del
Ministero e in collaborazione con l’INDIRE. Nell’intento di ridefinire il
contributo di competenze che possono fornire in materia nell’attuale fase, le
associazioni hanno condiviso il seguente documento di sintesi.
1. Pluralità dei soggetti. Molti
soggetti sono in grado di contribuire utilmente alla formazione e devono essere
messi in condizione di farlo: oltre i soggetti istituzionali, associazioni
professionali e disciplinari, organizzazioni non governative, insegnanti esperti
che si formano attraverso l’esperienza riflessiva. Concentrare tutte le risorse
in uno o due canali istituzionali (università, agenzie nazionali o altro)
sarebbe un errore.
2. Presidi territoriali e supporto
all’innovazione. Il fine della f.i.s. è la formazione negli insegnanti di
competenze professionali connesse all’innovazione, alla sperimentazione e alla
ricerca didattica, intese come processi continui che nascono dalla riflessione
sull’esperienza professionale e adeguano le pratiche a esigenze sempre nuove.
Ciò comporta la necessità di presidi territoriali, centri che dispongano di
risorse e formatori in grado di sostenere gli insegnanti impegnati
nell’innovazione, aiutandoli a superare le difficoltà connesse.
3. Incentivi ai formatori dei
docenti. La f.i.s. ha bisogno di formatori: insegnanti esperti formati per
questo ruolo, distribuiti sul territorio e nelle scuole, impegnati in attività
formative e di supporto. Tale lavoro richiede tempo, studio, dedizione, e non
può essere aggiunto al lavoro di insegnante come mero volontariato. Occorrono
compensi e incentivi adeguati: dalla valutazione della formazione come parte
dell’orario di servizio a incentivi economici (contratti di formazione) o di
carriera.
4. Tempi lunghi e continuità. La
f.i.s. richiede uno sforzo di riflessione sull’esperienza, di arricchimento
culturale, di sperimentazione di pratiche, e spesso un ripensamento del proprio
ruolo. Questo richiede tempi distesi, sia in ogni singolo intervento, sia per la
frequenza e continuità delle occasioni lungo tutta la carriera di insegnamento.
Nessun intervento isolato di poche ore o compresso in poche settimane può essere
veramente efficace.
5. I fondamentali del mestiere
didattico. L’innovazione didattica non è legata solo a specifiche novità di
ordinamento o interventi istituzionali. Alcuni fondamenti delle buone pratiche
hanno un valore e una durata che supera le occasioni, e sono condizionati
piuttosto dalle caratteristiche sempre in movimento dei destinatari
dell’educazione. Per questo la f.i.s. deve orientarsi a rispondere a esigenze di
lungo periodo della professione di insegnante e non solo a esigenze che nascono
nelle istituzioni.
6. Iniziativa locale, iniziativa
nazionale. Non dovrebbe esistere un monopolio della f.i.s. e delle risorse
ad essa destinate né da parte degli organi centrali (M.P.I. e sue articolazioni,
agenzie nazionali), né da parte della periferia (istituti e reti di istituti).
Agli organi centrali spetta promuovere iniziative legate a innovazioni
istituzionali o a problemi e carenze rilevati su larga scala. Le realtà locali
devono avere la possibilità di assumere iniziative formative in risposta a
esigenze avvertite alla base, anche se non ancora diventate questioni di respiro
nazionale.
7. Coinvolgimento dei
destinatari. Nessun intervento formativo è efficace se non chiama i
destinatari a parteciparvi in modo attivo e convinto. Una formazione in servizio
considerata obbligatoria non risponderebbe a questa esigenza; dovrebbe invece
essere effettivamente riconosciuto il diritto a partecipare alle attività
formative. Eventuali incentivi di carriera dovrebbero essere subordinati
all’attestazione non formale di un effettivo incremento di conoscenze e
competenze conseguito nella formazione. Un coinvolgimento efficace dipende
soprattutto dalla capacità di rispondere a esigenze formative veramente sentite,
di negoziare con i destinatari gli obiettivi e i contenuti formativi, di
incoraggiare i bisogni formativi che emergono in gruppi di insegnanti. Dipende
inoltre dalla capacità di proporre contenuti direttamente legati alla pratica di
aula e di gestirli con attività laboratoriali, dando ai momenti frontali uno
spazio minore.
Bologna, 10.12.2006
ADI - SD Associazione degli Italianisti -
Sezione didattica
AEEE (Associazione Europea per l’Educazione
Economica) – Italia
AIC - Associazione Insegnanti
Chimici
AIF - Associazione per l' Insegnamento della
Fisica
ANIAT - Associazione Nazionale Insegnanti Area
Tecnologica
ANISA - Associazione Nazionale Insegnanti di
Storia dell’Arte
“Clio ’92” - Associazione di gruppi di ricerca
sull’insegnamento della storia
GISCEL - Gruppo di intervento e studio nel campo dell’educazione
linguistica - Società di Linguistica Italiana
LEND - Lingua e Nuova didattica
SIEM – Società Italiana per l’Educazione
Musicale
TESOL Italy (Teachers of English to Speakers of
Other Languages)
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