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Forum delle associazioni disciplinari della
scuola
Mariastella Gelmini
Ministro dell’Istruzione, Università e ricerca
viale Trastevere, 76/a
00153 Roma
A nome del Gruppo di coordinamento del
Forum delle associazioni disciplinari della scuola, trasmettiamo il documento
che segue, confidando in una presa in considerazione e in futuri contatti che
avvino una collaborazione tra l’istituzione a lei affidata e le associazioni che
rappresentiamo.
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Adriano
Colombo |
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Eleonora Aquilini |
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(GISCEL) |
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(DD-SCI) |
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Le Associazioni firmatarie di questo documento,
aderenti al Forum delle Associazioni disciplinari della scuola, esprimono grande
preoccupazione rispetto a molte delle norme contenute nel DL 112, che si
configurano come un attentato gravissimo al sistema pubblico dell’Istruzione e
dell’Università. Nella totale disinformata indifferenza dell’opinione pubblica.
Il taglio di risorse previsto dal decreto, il
blocco del turn over al 20%, la contrazione che ne deriverà dei posti di docenza
e di personale ATA comprometteranno ulteriormente la possibilità non solo di
migliorare la qualità della scuola, ma anche di mantenerla ai livelli già
insoddisfacenti attuali (si pensi alle capacità molto basse di lettura e
comprensione e alle scarse conoscenze matematico-scientifiche dei quindicenni,
secondo i dati OCSE-PISA). Si rischia, nella scuola elementare, il ritorno al
maestro unico; sarà ulteriormente compromessa la possibilità di garantire il
sostegno ai diversamente abili, accolti invece nella scuola italiana secondo un
modello di integrazione educativa che a lungo altri paesi ci hanno invidiato.
Inoltre, uno degli emendamenti peggiorativi
rispetto al testo del medesimo decreto tende a vanificare l’innalzamento recente
dell’obbligo scolastico fino a 16 anni, rendendolo conseguibile anche
nell’ambito della formazione professionale. Risulterebbe di fatto riproposta ai
quattordicenni, se non addirittura a ragazzi di età ancora più bassa, la scelta
precoce dell’istruzione da una parte, della formazione professionale dall’altra,
finendo così per impedire alla fascia economicamente e culturalmente più debole
della popolazione di conseguire le competenze necessarie all’esercizio di una
cittadinanza consapevole, oltre che l’accesso ai gradi più alti dell’istruzione.
Cosa che solo la scuola può garantire.
Molto grave sarebbe anche il blocco del X ciclo
delle SSIS (Scuole di Specializzazione Insegnanti delle Secondarie), senza
sostituirle con nient’altro. Le SSIS si sono rivelate in questi anni molto più
utili ed efficaci di quanto non si pensi, come testimoniano anche numerosi
dirigenti scolastici, che percepiscono la differenza (in preparazione
metodologica e disciplinare) tra insegnanti che escono dalle SSIS e altri che
non hanno goduto della medesima formazione iniziale.
Il DL 112 colpisce l’Università con tagli ancora
più pesanti: il Fondo di Finanziamento Ordinario viene ridotto di 500 milioni di
euro nel prossimo triennio, mentre il turn over al 20% è particolarmente grave
in un momento in cui l’età media dei docenti è già molto alta e si prevede un
numero molto consistente di pensionamenti nei prossimi anni. Ciò comporterà un
impoverimento drastico dell’offerta formativa degli Atenei, impedirà l’accesso
al mondo della ricerca a molti giovani assegnisti e dottori di ricerca, favorirà
la fuga dei cervelli, con grave detrimento dello sviluppo della conoscenza e
della ricerca scientifica nel nostro paese, che si allontanerebbe ancor più
dagli obiettivi di Lisbona (cioè dal necessario considerevole aumento del numero
di diplomati e di laureati entro il 2010).
Inaccettabile è infine la possibilità di
trasformare gli Atenei in Fondazioni di diritto privato. La privatizzazione
dell’Università introdurrebbe nel sistema dell’alta formazione intollerabili
sperequazioni tra le varie sedi. Nelle regioni ricche prospererebbero le
Fondazioni con ricchi privati alle spalle, peraltro interessati solo a certi
settori della ricerca. Nelle regioni povere resterebbero le Università
pubbliche, ma immiserite tanto da non essere più degne di questo nome.
Allarmante è inoltre il disegno analogo, previsto dal ddl Aprea, che
consentirebbe anche alle scuole di trasformarsi in Fondazioni di diritto
privato. Si tratterebbe insomma di un colpo mortale inferto a tutto il sistema
pubblico dell’istruzione, oltre che alla libertà di insegnamento e di ricerca,
disattendendo lo spirito della nostra Costituzione democratica e il principio di
eguaglianza a cui è improntata. La scuola e l’Università sono pubbliche
istituzioni che dovrebbero poter funzionare al meglio ovunque nel nostro Paese,
consentendo a tutti pari opportunità anche nell’alta formazione, senza creare
intollerabili differenze a seconda della disponibilità economica a pagare le
tasse elevatissime che sicuramente verrebbero imposte dalle Fondazioni private.
Contro l’inaccettabile disegno complessivo
dell’attuale governo, leggibile come ispirato dalla volontà di smantellare
l’intero sistema pubblico dell’istruzione e dell’Università, le associazioni
disciplinari firmatarie manifestano la loro nettissima opposizione e auspicano
un immediato ritorno a una politica culturale e scolastica più rispettosa dei
diritti fondamentali di tutti i cittadini. Il diritto all’istruzione, e a
un’istruzione di qualità per tutti, è uno di questi.
ADI-SD (Associazione degli Italianisti -Sezione
Didattica)
AIIG (Associazione Italiana Insegnanti di
Geografia)
AISPI Scuola (Associazione Ispanisti Italiani)
ANILS (Associazione Nazionale Insegnanti Lingue
Straniere)
ANISA (Associazione Nazionale Insegnanti di Storia
dell’Arte)
ANISN (Associazione Nazionale Insegnanti di
Scienze Naturali)
CLIO ‘92 (Associazione di gruppi di ricerca sulla
didattica della storia)
DD-SCI (Divisione Didattica della Società Chimica
Italiana)
GISCEL (Gruppo di Intervento e Studio nel Campo
dell’Educazione Linguistica)
LANDIS (Laboratorio Nazionale per la Didattica
della Storia)
LEND (Lingua e Nuova Didattica)
TESOL-Italy (Teachers
of English to Speakers of Other Languages) |